Il fondatore di FIP Porte (1° novembre 1926 – 28 dicembre 1998) avrebbe compiuto cento anni il 1° novembre 2026.
C’è chi guarda il presente e chi riesce a vedere qualche anno più avanti. L’ingegnere Antonino Conforto apparteneva alla seconda categoria: più di una volta ha capito prima degli altri dove stava andando il mercato, e ha avuto il coraggio di muoversi per tempo.
Per tutti era «l’ingegnere»: aveva studiato al Politecnico di Torino.
Per ricordarlo abbiamo raccolto la sua storia, così come la raccontano i documenti e, soprattutto, chi gli è stato accanto.
Gli inizi: il negozio di ricambi e l’intuizione dei triangoli
Era intraprendente e inventivo fin da ragazzo. Da giovane faceva esperimenti per produrre elettricità con un motore a scoppio. A collegare i fili chiamava Benedetto, amico d’infanzia e poi campiere delle sue campagne: portava gli zoccoli di legno, e l’ingegnere era convinto che lo isolassero dalla corrente. Con quel marchingegno illuminò la casa per il matrimonio della sorella Graziella, quando lì l’elettricità non era ancora arrivata.
La sua avventura imprenditoriale comincia dietro il bancone di un negozio di pezzi di ricambio, in centro a Capo d’Orlando. È lì che arriva la prima grande intuizione.
In quegli anni il triangolo di emergenza non era ancora obbligatorio per le automobili. L’ingegnere capì che presto lo sarebbe diventato e non ebbe dubbi: comprò un camion intero di triangoli. Quando l’obbligo arrivò, lui li aveva già in negozio. Fu il primo vero balzo della sua attività. Il negozio andava molto bene, ma con il tempo si stancò della concorrenza delle tante piccole attività e lo cedette.
Il boom edilizio e la nascita di FIP
La seconda intuizione è quella che ha cambiato la storia della famiglia. L’ingegnere capì che stava per arrivare il boom edilizio: si sarebbero costruite tante case, e ognuna avrebbe avuto bisogno di porte.
Nei primi anni Sessanta stava costruendo un palazzo a Capo d’Orlando, in via Francesco Crispi 39. Le porte che aveva comprato non lo convincevano, e decise che poteva farle meglio lui stesso. Nel 1969 nasce FIP, Fabbrica Infissi Prefabbricati: un piccolo laboratorio per produrre porte per interni, con la qualità che lui stesso cercava e non trovava.

Accanto alla produzione di porte, l’ingegnere ha continuato a seguire le attività immobiliari e agricole. Veniva da una famiglia che coltivava ed esportava limoni, e comprò terreni a Patti e a Milazzo per coltivarli anche lui.

I primi operai sono stati il ragionier Mimmo Sicari, Peppino Mirto, Pina Musca, Nino Monastra, Russo Battagliolo e Giuseppe Scorza. Tra i primi clienti c’erano Tindaro Chiofalo, Letterio Marino, Barilla & Longo, Politi, La Infissi Meccanica e Antonino Bucca.
A family, three generations
L’ingegnere ha cresciuto cinque figli: Giuseppe, Marilena, Silo, Giovanna e Salvatore. Con loro FIP è cresciuta, e oggi l’azienda è arrivata alla terza generazione con i nipoti Daniele Castanò e Antonino Conforto, che del nonno porta il nome.
Il 1° novembre, in famiglia, è un giorno speciale: lo stesso giorno sono nati anche il figlio Silo, nel 1964, e il nipote Antonino, nel 1992.
«Nel 1994 festeggiarono il compleanno insieme: mio padre compiva 68 anni, Silo 30 e mio figlio appena 2. Sommando le loro età facevano esattamente cento anni. Ripenso a quella festa con affetto, anche perché Silo, purtroppo, ci ha lasciati prematuramente.»
— Giuseppe
Il legame con Capo d’Orlando è rimasto forte. In sua memoria la famiglia ha donato un defibrillatore alla comunità, installato in Piazza Conforto, che porta il nome di un suo zio, facoltoso proprietario terriero.
Dal primo laboratorio del 1969 a oggi sono cambiati i macchinari, i materiali e i mercati. Non è cambiata l’idea da cui tutto è partito: fare porte di cui essere soddisfatti per primi.

Il suo modo di lavorare
In famiglia lo ricordano per la disciplina e la dedizione al lavoro, e per l’umiltà: anche quando i mezzi economici non mancavano, preferiva tenere un basso profilo.
Era un accentratore, ma allo stesso tempo aperto ai consigli. Con gli operai e con i clienti era molto affabile e alla mano.
Ripeteva spesso: «Cu voli vaci», chi vuole va. Chi desidera davvero una cosa deve darsi da fare in prima persona, senza aspettare che siano gli altri a farlo per lui. Per lui il senso era proprio questo: fare personalmente e delegare il meno possibile.
Negli anni Novanta i macchinari si sceglievano alle fiere, dopo lunghi viaggi in macchina.
«Una volta io e Silo lo accompagnammo ad Hannover, in Germania, alla fiera delle macchine per la lavorazione del legno. Entrammo di buon’ora; appena visto il macchinario che gli interessava, disse: “Ho visto tutto, possiamo tornare!”. Silo gli fece notare che era assurdo ripartire dopo tutta quella strada. Quella frase è rimasta negli annali della famiglia.»
— Giuseppe
«Le nostre mitiche colazioni sul posto di lavoro, a base di uova e salsiccia: il profumo lo ricordo ancora.»
— Marilena
Ogni porta che esce oggi dal nostro stabilimento porta con sé un pezzo della sua storia: la curiosità, l’intuito per i tempi che cambiano e la convinzione che le cose si possano sempre fare meglio.
Buon centenario, ingegnere. E grazie.
La famiglia Conforto e tutto il team FIP Porte

